Doppi flussi di coscienza

- Eh, a poco più di un anno è successo di nuovo.

Come mi sento?

- Strana.

- Si, ma strana felice o strana contrariata?

- …Mi sa più la seconda.

- Perché?

- …

- A me puoi dirlo, sai?

- Puoi dirlo cosa?

- Beh, come mi sento.

- Ah.

Sai cosa? E’ che sono diventata molto più paurosa di prima.
Si si si si SI. E’ vero: tu mi conosci e sai che in un essere caratterizzato non certo da un 
cuor di leone era prevedibile…
Solo che stavolta sento nascere in una zona non meglio identificata del dentrodimè una
sensazione spaventosa, che mi fa davvero paura.

- …Mi fai paura se parli così… di che si tratta?

- Sto diventando fredda e insensibile, l’ho detto.

Dovrei essere felice, anche se non so come andrà a finire questo nuovo viaggio, o meglio: ALMENO una cosa che ho sempre posseduto in quantità industriale dovrebbe goderne.

Ma nulla, si è assuefatto anche l’orgoglio.

- Perché??

- Non lo so… ma proprio non lo so cazzo… non so darmi neanche una spiegazioncina per tenermi buona.
Teatro, Antigone… diamine se ci penso è meraviglioso. Ma ragiono esattamente come se la protagonista di un bel film stesse piano piano conquistando un gradino in più nella sua scalata dei desideri, non io.

- Perché?

- …

- Ok, ho capito, non lo sai, ripasso un’altra volta?

- È meglio sai…

- Come vuoi. Allora presto eh… stai su!

- (ti pare facile…) Si, a presto.

- …ah un’ultima cosa prima che vado: diminuire le elucubrazioni mentali non è proprio possibile?

- Lo sai che mi stai chiedendo l’impossibile… e magari dovesti anche immaginare che stai iniziando a stufarmi, quindi ora te lo chiedo io: POTRESTI toglierti dalle scatole?

- Si scusa, scusa, è che non sempre sempre, ma certe volte mi sembra di volerti bene, e quindi, mi chiedevo… magari posso esserle utile in qualche modo? Beh credo di si, o forse no, ma voglio provarci, tanto se lo faccio non crollerà mica il mondo, no? E si, lo so che lei è impulsiva, irascibile, bisbetica, lunatica ma come si dice can che abbaia non morde (spero) insomma, statisticamente non mi ha mai morso fino ad oggi e quindi ragionevolmente ho motivo di credere che non debba succedere proprio proprio ora, no?

- E se succedesse ORA?

- …

messaggio ricevuto.

ehm, ciao.

 

- CIAO.

(grrrrr.)

 

 

Ciprea || 18:10 || mercoledì, 18 novembre 2009
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 ...Rileggevo alcune recensioni fatte per un sito di libri.
Nulla di che naturalmente, ma mi sono stupita del fatto che chi dovesse mai leggerle per sperare di capirci qualcosa, beh, non capirebbe proprio nulla.
Che ci vuole una certa capacità, voglio dire...! :P

Questa che metto oggi è una delle più simpatiche e criptiche...
Mi limito a raccontare come ho comprato il libro...
Se ci penso mi vien da ridere da
sola.


Storia di una scoperta



Mi trovavo a Pescara 5 anni fa... da amici. 
Il pomeriggio ci sorprese un acquazzone e ci rifugiammo in un centro commerciale. 
Lì dentro, forse a causa del mio essere fieramente provinciale, percepii un notevole e negativo stupore circa un modo bizzarro di vendere libri, modo che evidentemente in città era un fatto ormai abituale. 
Venivano ceduti al pubblico caotico del centro commerciale A PESO. 
Voglio dire, mettevi i libri in una bustina (il guanto non serviva...) li pesavi ed ottenevi l'adesivo da incollare sulla bustina col peso e con la cifra corrispondente in euro. 
Economico era anche economico... ma più di tutto era AGGHIACCIANTE, è questa la parola giusta secondo me. 
Vedere cataste di libri disordinate e ammassate a caso che venivano rivoltati e maneggiati con noncuranza mi innervosiva... era un immagine brutta, davvero. 
Decisi così di salvarne uno. 
Non so in base a cosa avrei scelto, mi sarei fatta guidare dall'istinto, al solito. 
E l'istinto quella volta, attraverso i fiori sgargianti della copertina mi portò in un universo nuovo e sconosciuto, che avrei imparato ad amare e di cui non sarei più riuscita a fare a meno. 

Il biglietto del viaggio attraverso il nuovo universo lo pagai 3,20 euro, stando a quello che diceva la bilancia... ma io da là non sono ancora tornata indietro... se mi cercate mi ci troverete ancora... e sarà così fino a che continueranno ad esistere le storie di Marco Lodoli!


      
Se per caso questa "recensione", o meglio, questa storiella vi ha incuriosito, beh... BUONA LETTURA!

 


Ciprea || 08:11 || giovedì, 12 novembre 2009
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Nella categoria : parole, teatro, myself, scemenze - Permalink
Una volta, poco meno di un anno fa "me la son cantata e suonata", come si suol dire.
Ho recitato un piccolo testo scritto da me.
Una cosa che mi ha divertito un sacco.
Una pazza con gli occhi di fuori.
Bello! 


Il Riposo

  

UN PO’ DI SANO RIPOSO, VI PREGO!

Durante le mie giornate non c’è molto spazio per il riposo, ma io, furba, da sempre ho la soluzione: sono un’accanita fun dell’ otium latino. Diciamo però che io esercito la pratica sacra dell’ otium solo ed esclusivamente nella mia mente… più o meno per buoni due terzi della giornata…

E’ qui che succede tutto, qui!!!!

Di solito quello che accade nella mia testolina durante quei lunghi ed intensi minuti, o ore, o giorni è che il mio essere PIGRO e OZIOSO si rigenera, attingendo molto spesso al sogno.

Durante quei lunghi e preziosi frammenti di esistenza il tempo si dilata, proprio come quando suono, per lasciare spazio ad altre vite e ad altre dimensioni… Chiaro, no?

…Ehm… ora che ci penso… forse il “riposo ozioso” non è che mi faccia poi benissimo… insomma, se da un lato è bello crogiolarsi là in mezzo, dall’altro si tratta anche di una “pratica bizzarra” che tra l’altro non fa che alimentare in maniera vertiginosa la mia perenne tendenza ad estraniarmi dalla concretezza della realtà… e, insomma… tutto ciò a lungo andare potrebbe anche creare qualche problema, credo.

Bah… in ogni caso… attualmente posso straaffermare con stracertezza che

IO PROBLEMI NON NE HO,

io problemi non ne ho,

io problemi non ne ho…

io… problemi… non ne ho…??

 

…Ecco… diciamo che non credo di averne.

Si, è vero, mi capitano piccole distrazioni, ma, insomma, nulla di grave in fondo…

Ehm… voglio dire, quello che davvero mi frega è che i momenti in cui la mia mente, diciamo così, viaggia sono imprevedibili… nel senso: mi sa che a comandare è lei… come CHI LEI???? Ma LEI LEI!!! Ed io… beh, non posso fare altro che partire in sua compagnia…

Ah, si, dicevamo… le piccole distrazioni… beh, le chiavi ad esempio… ma io dico: PERCHE’ AL MONDO ESISTONO LE CHIAVI??? Io non ci posso far nulla, le perdo (perdo tutto, perdo tutto in realtà… ), le perdo e le riperdo… se sono fortunata E NON LE PERDO esco di casa lasciandole in casa… Come cosa? …Le chiavi!! E che c’entrano le chiavi???? …Vabbè, poco importa

Oppure l’auto… ammesso che per via delle chiavi io riesca ad aprirla, dico semplicemente che se fin’ora non sono finita in ospedale ha qualche santo in paradiso, ecco.

Che poi io neanche ci credo a dio, ai santi e a tutte quelle storie là…

 

…Sapete cosa?

Tutto questo ragionare mi ha messo addosso una tale stanchezza…

Le rotelle della mia testolina hanno bisogno di interrompere un momentino il loro girare e rigirare… le sento come… surriscaldate, ecco.. si si, direi proprio STRAsurriscaltate!

(grosso sbadiglio)

Ovvio che talvolta si inceppano eh! Con tutto questo girare e rigirare!!

…Mi sa che vado un momentino a farle riposare, povere rotelle… un po’ di sano riposo anche a loro, vi prego!

(esce sbadigliando)

 

Ciprea || 18:17 || mercoledì, 11 novembre 2009
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 Anche se piove grigio su grigio, da qualche parte, se osservi bene, puoi respirare colori. Sfocati e appena accennati, ma emanano ossigeno lo stesso... e questo è l'importante, anche se purtroppo sono diversi da quelli che ami...


Ciprea || 07:59 || martedì, 03 novembre 2009
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Mi manda Rai-TR..ans..." in diretta su "Rai-tresc" presenta

IL RAP DI MARRAZZO


"Piacere, il mio nome è Marrazzo, 
se sto accanto a un trans succede che M'arrazzo 
e inevitabilmente mi si alza il .....!
mi faccio un mazzo per ottenere sollazzo 
senza che mia moglie ci capisca un fico secco.
Ma poi all'improvviso,
senza preavviso
ecco
gli invidiosi mettere becco
colto nel fatto, proprio mentre pecco!
a quel punto non basta più il prosecco,
la rabbia mi sale, come un lanzichenecco
e sento vicina una vocina
dirmi "e dai, deponi la carabina
fatti piuttosto una striscia di cocaina"
E così la vocina canterina
mi si insinua nella testolina 
e come un fascista 
o un antico romano progressista
le rispondo "OBBEDISCO"
...
Ma si inceppa il disco
e non so come ma capisco che svanisco...
Il mio nome è Marrazzo
ora sono paonazzo, in preda all'imbarazzo
e senza più sollazzo vi dico
CIAO, M'AMMAZZO!!!"



Ehm... chiedo venia per la troppa cattiveria... è che certe volte le rime chiamano!
Ciprea || 13:57 || lunedì, 26 ottobre 2009
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Io voglio solo vedere se è vero.

 Qui, intorno a me è tutto frenetico.. tutto scappa… anche la mia vita… la sento scappare, non riesco ad afferrarla… e io provo una sensazione inversamente proporzionale a quello che ho attorno: sto ferma. La mia vita scivola, ma io sto ferma, bloccata, incapace di pensare, con la testa sospesa nel limbo più profondo. Non so cosa devo fare e dove devo andare. 
Dice “aspetta”, ma io non ci riesco… 
Dice “ci vuol pazienza” ma non si può avere una cosa che in realtà non hai mai posseduto. 
Dove la trovo
io la pazienza? 
Per questo sono qua: sigaretta tra le dita, cenere sulla tastiera e testa vuota. 
Ieri ho conosciuto un tizio della Costa D’Avorio, un mezzo svitato che aspettava il tram. 
Lui. 
Io no, non aspettavo il tram. Ero lì ferma a fumare. Aspettavo, ma non il tram… aspettavo mia sorella che tornava stanca e soddisfatta dal suo lavoro, dalla sua vita.
E io?
Ho paura di sbagliare, ho paura di star facendo solo un miserello salto nel vuoto che mi farà sprofondare ancora di più.
Riesco solo a pensare e riflettere a quello che è stato, a dov’ero lo scorso anno, a cosa stavo facendo, immersa nella felicità di un nuovo mondo che si offriva a me, che forse non ero neanche pronta. 
E adesso mi sento pronta meno che mai. Dovrei studiare, prepararmi, esercitarmi, leggere. Ma sono bloccata… E non si tratta dei miei soliti blocchi di pigrizia. La pigrizia ora non c’entra nulla. E’ come se fossi stata catturata da una ragnatela: vorrei muovermi e tornare a volare ma non riesco. Mi sforzo ma non mi stacco… è una colla troppo forte… 
Mi manca quello che avevo prima. Ma oltre alla nostalgia e alla rabbia per quello che è stato c’è anche un oscuro senso di paura: è stato giusto partire così all’improvviso alla ricerca di un nosochè di indefinito non dicendo nulla a nessuno? Non salutando nessuno (altrimenti non sarei riuscita ad allontanarmi neanche di un chilometro…)? Non si possono tagliare i ponti con tutto quello che è stato. O se si può si deve essere pronti ad accettarne le conseguenze. E infragilita come sono ho paura che non reggerei.
Mi manca il mio piano e la mia musica. 
Le mie mani… cerco sempre e insistentemente di allargarle e di mantenere l’elasticità che stavano trovando con somma fatica. Ogni bordo di tavolino diventa una palestra, gesti che agli occhi di chi mi guarda temo mi facciano apparire più svitata di quello che sono. Ma questo è trascurabile, non me ne importa un tubo.
Ieri, alla fermata del tram, mentre chiacchieravo con Khalud passavano di fretta milanesi bigotti e borghesi che mi tiravano occhiatacce, “cosa se la ride quella con un uomo nero???” Che brutto. E non è una mia invenzione, certe cose le senti e le avverti senza particolare motivo.
Pensi: cavoli ma quello, primo di quattordici fratelli, senza un soldo, in una città troppo fredda per lui rideva, e tremava dal freddo anche, ma rideva di continuo… Dopo aver sentito quale fosse il mio nome rideva ancora di più… è un nome tipico anche della sua tribù, ci si chiama sua zia. E beh, veniva da ridere anche a me. 
Però sembrava felice… diceva che finalmente qui lavorava.
E io l’ho invidiato, molto.
Perché io non sono felice, non mi viene da ridere e da scherzare col primo sconosciuto che incontro e soprattutto non so ancora dov’è che mi porterà questo salto nel buio.
Vorrei mettercela tutta, ma non lo sto facendo… ho bisogno prima di sbloccarmi e non riesco a capire come si fa…
Come si fa…
Penso al Teatro e a quanto lo amo. E a quanto ancora c’è tutto da scoprire.
Ma mi serve un punto di partenza.
Ed è come quando Novecento non scende e dice che “il mondo è una nave troppo grande, è una musica che non so suonare”. Forse qui è così per me. 
Solo che a differenza sua io voglio scendere cazzo… Ci voglio andare nel mondo, anche se è una musica che non so suonare, e magari poi capirò che per me è insuonabile… ma prima di dirlo voglio vedere se vero. 
Io voglio solo vedere se è vero.
Ciprea || 14:15 || martedì, 20 ottobre 2009
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Non scrivo qui da molto, lo so... ma vorrei solo che questo posto contenesse una piccola documentazione della cosa più importante che ho fatto in questo periodo... Dopo il terremoto fortunatamente è stato un susseguirsi di viaggi più o meno rocamboleschi, di spettacoli, di concerti... Si, ho lavorato abbastanza...

Ma Il 14 luglio scorso ho fatto un concerto-spettacolo nella tendopoli di Coppito... C'era una tv abruzzese che ha realizzato un servizio con una piccola intervista... Ve la posto! ho suonato la mia musica per piano e ho recitato un melologo accando  Diego.

Se passate di qui buona visione!

 

Ciprea || 14:30 || giovedì, 23 luglio 2009
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Ciprea || 10:05 || mercoledì, 29 aprile 2009
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Nella categoria : terremoto 6 aprile 2009 - Permalink
Dedicato a Mister T.

Penso che non so se il destino esiste oppure no... so solo che se "quella" notte non ero a 20 km da L'Aquila ora non ci sarei più...
Mia mamma la domenica pomeriggio mi ha detto "Mi, scendi stasera a L'Aquila, che domattina hai lezione presto in consevatorio, no?" ed io "beh, è da luglio che non torno in questa casetta in montagna, preferisco restare qui anche stasera... non c'è problema, mi sveglio presto domani!"

E che mi sarei svegliata presto era vero... l'indomani il risveglio c'è stato, per la precisione alle 3 e 32... un risveglio da incubo, quello che non auguro neanche al mio peggior nemico. Ero convinta che fosse arrivata la mia ora... l'unica cosa che, in mezzo ad un boato assordante e ai cocci che cadevano incessantemente, son riuscta a gridare è stato "papà..." finiti quei lunghissimi secondi, la fuga per le scale, illuminati dalla fioca luce dell'ipod (di colpo siamo stati al buio...), scalzi, in piagiama e con i piedi doloranti per i cocci che avevano calpestato... siamo entrati in macchina abbiamo preso mia zia, due palazzine più giù... era sola, suo marito era tornato a Subiaco nel pomeriggio perchè il giorno dopo doveva lavorare... tutti e 4 non riuscivamo a smettere di tremare... la più lucida della situazione sembravo essere io.
Dopo un'ora prendiamo coraggio e saliamo velocissimamente di nuovo in casa, a predere il prendibile.. e di corsa scappiamo.

E inizia la lunga serie di telefonate che mi ha accompagnato per i 3 giorni successivi... il primo è stato il mio Diego, disperato, in una piazzetta del centro de L'aquila, impossibilitato a muoversi a causa del buio e delle scosse che continuavano e accanto a lui i cadaveri che venivano già tirati fuori... Voleva sapere se ero viva... Bastava quello... Anche lui lo era... il primo piccolo sospiro di sollievo...
E poi è stata la volta di un fiume di persone... alcune a cui non avrei proprio mai pensato... in certe situazioni limite si capiscono molto più nitidamente tante, davvero tante cose...

Le prime notizie che davano in radio erano tutto tranne che confortanti... si capiva che le cose non andavano... ed io ero sempre più paralizzata... non capivo nulla.

Il resto è noto a tutti purtroppo...

Il giorno di Pasqua per me non c'era nulla da festeggiare, e sono tornata nella mia città (perchè la considero MIA, Subiaco non è mai stata buona con me, L'Aquila si... lì ho vissuto i 6 anni più importanti della mia vita... sotto ogni punto di vista). Era deserta... un silenzio surreale accanto ad immagini che dal vivo vedevo per la prima volta. Dei vigili che considero angeli ci hanno portato col loro pulmino stto casa... Casa era distante 50 metri dalla tristemente famosa Prefettura, in pieno centro. La via di casa era ricoperta di macerie... solo in un punto non c'era asolutamente nulla a terra: in corrispondenza della facciata del palazzo in cui vivevo. Per un attimo il cuore mi si riempie di speranza! I vigili scendono per primi e vanno a perlustrare il cortile interno: tornano dicendo che la situazione non è buona e che al massimo possono portare con loro una persona... chiedono ai miei genitori l'autorizzazione di far andare me, che sapevo dove poter recuperare qualcosa nel più breve tempo possibile, mia mamma in seguito mi ha detto che quella è stata la decisione più difficile della sua vita... ma io tanto ero già scesa senza ascoltare alcuna risposta dei miei: DOVEVO andare...
Mi mettono un caschetto e andiamo.
Le due piccole abitazioni che facevano capo a quel cortile oltre al palazzone dove vivevo io erano... erano cosa?? semplicemente non c'erano più... al loro poto qualcuno aveva messo montagne di sassi...
Già semiparalizzata indico ai vigili in quale portone entrare... mi lasciano giù in attesa di disposizioni, da sotto vedo che aprono la porta con le spallate e sento il caposquadra che dice: "Lei non entra". Ed io "Come no???" e lui "Qui non c'è più nulla"... Con gli occhi sbarrati salgo le scale con un vigile che mi tiene e entro sulla soglia. Il capo mi dice "Resta là e non muoverti... puoi dire a noi dove cercare le tue cose".
MA QUALI COSE???? Quello che vedo dal mio portoncino è solo una montagna di sassi alta 3 metri e mezzo. Il muro largo un metro ed alto 4 che divideva le uniche 2 stanze enormi di quella casa non c'era più... e la cosa peggiore era che nella seconda stanza, che ora dall'ingresso di casa si vedeva chiaramente era comparso l'appartamento del vicino: anche il muro che avevo dietro al letto non c'era più... quei sassi erano tutti sul letto...
Credo di essere sbiancata.
Con la lucidità che ho scoperto di avere in questi momenti ricordo la mia immagine in quell'istante: bianca, immobile, con gli occhi sbarrati e le mani che stringevano forte uno zaino che avevo portato sperando di poterlo riempire.
Dico "Un attimo eh... è terribile..."
Uno di loro mi abbraccia e mi dice "Tranquilla... sta succedendo a tutti così... tranquilla..." e mi sorride...
Guardo i miei piedi: una crepa anche in terra e i mattoni spaccati.
Capisco che bisogna sbrigarsi.
Dico ai vigili dove poter trovare qualche vestito e qualche scarpa...
E poi afferro il mio flauto che nel mio disordine era sulla poltrona di fianco all'ingresso di casa, e per questo non era sommerso dai sassi, ma solo da tanto calcinaccio bianco.
Lì vicino c'era una scrivania con un sacco di libri.
Dico ad un giovane vigile dall'aria buona che una volta lì sopra c'era il libro più importante che avevo: l'ultimo regalo di mia nonna "Le ali ai piedi", con l'ultima dedica scritta da mia nonna... un'insegnante con la poesia nel cuore...
Lui pazientemente si china a terra e tra le macerie inizia a tirar fuori libri completamente grigi. Io all'inizio non so cosa devo fare, se prenderli o no... ma inizio ad infilarli nello zaino, e alla fine, proprio come ultimo libro, spunta fuori "Le ali ai piedi"... e mi si inumidiscono gli occhi.
Dico "eccolo, è lui" ed il vigile mi sorride felice...
Nel frattempo gli altri riempivano sacchi neri di cose prendibili a caso...
Dico "lì vicino alla finestra una volta c'era una bambola... non tanto grande... se la trovate sono felice".
Ma non la trovano. Si chiamava Betty, ed era LA mia bambola, da quando avevo 3 anni... Penso "magari almeno lei sarà scappata via e si sarà salvata da quest'orrore" e mi piace pensarlo anche adesso... anche se sotto sotto mi piange il cuore...
Riescono a salvare però il mio nano da giardino, che non ha riportato neanche un graffio, una specie di eroe... mi piaceva vederlo troneggiare sul pianoforte: quando Bach non mi veniva lo guardavo, ed il suo sorriso burlone mi dava carica....
E poi si scende... con 2 sacchi pieni e 2 zaini pieni di che non so...
Torno nel furgone dove c'erano i miei ed un vigile. Sempre composta, come non credevo di essere (non una lacrima, non uno sfogo...) dico ai miei che la casa in cui vivevo era scomparsa.
I vigili capiscono che era importante per loro poterla vedere, anche solo per un secondo.
Mia mamma, mio papà e mia sorella, a turno ed accompagnati dai vigili salgono.
Ed io me ne sto seduta nel furgone a guardare il vuoto.
Li vedo scendere in lacrime e tremanti.
Salgono e mi abbracciano stretti...
Risalgono anche i vigili, uno di loro mi si avvicina e sorridendo dolcemente tira fuori dalla sua tasca un mucchietto di foto impolverate che evidentemente è riuscito a staccare dai muri ancora in piedi...
Loro sanno che le cose più importanti da salvare sono quelle inutili... quelle che però affettivamente sono fondamentali per ogni essere umano, lo sanno... e questo quel giorno li ha resi speciali.
Lo ringrazio e stringo a me quelle foto forte forte.
Ci riaccompagnano alla macchina, ci aiutano a scaricare le cose e un altro vigile mi prende da parte: un uomo altissimo e forte... mi dice "devo confessarti una cosa... ti ho rubato questo..." E tira fuori dalla tasca un pezzo di sapone da bucato che avevo in bagno "al campo non abbiamo di che lavarci..." Ed io commossa ed intenerita "potevi prendere qualsiasi cosa... "
Li ringraziamo, li abbracciamo e li salutiamo.
Mi siedo a terra e fumo una sigaretta mentre i miei in lacrime chiamano Subiaco per fare il resoconto di quanto era accaduto.
E si torna.
Le due giornate successive son state così... avvolte dal limbo.

Ma ora, anche se MISTER T come lo chiama una delle persone più speciali che mi son state vicino in questi giorni mi ha tolto tutta la Meraviglia da cui son stata circondata in questi mesi, sento che devo andare avanti, e riprendermi TUTTA la mia vita, e anche di più... Sento che devo dare una mano nel mio piccolo per ricostruire tutta la Bellezza che posso... perchè là ce n'era tanta... e deve continuare ad esserci...

Caro Mister T,
oggi potevo non essere qui a scrivere di lei... MA CI SONO CI SONO... E voglio GRIDARE che ci sono e che IO sono più forte di LEI, capito? Io come tutti quelli che ho avuto modo di sentire e di abbracciare in questi giorni...
Vinceremo noi, caro Mister T, NOI... si rassegni, grazie.

E per concludere... voglio mandare un pensiero a Noemi... una ragazza dalla sensibilità artistica straordinaria, il suo sogno era diventare regista di teatro... e ci stava riuscendo e sicuramente CARO Mister T, Noemi ora starà curando la regia di qualche spettacolo... dove non lo so, ma ne sono sicura.
E un altro pensiero a Susanna, la piccola Susanna... una mia compagna di classe in conservatorio di 16 anni, era di Onna... e avevamo trascorso insieme giusto il sabato precedente a quella domenica, in conservatorio: stavo facendo l'assistente alla regia ad uno spettacolo per ragazzi in cui avrei anche recitato e cantato... e la mia piccola Susanna sarebbe stata la protagonista: oltre a suonare il piano aveva una voce MERAVIGLIOSA... un piccolo usignolo... Sono sicura che ora lei da qualche parte starà cantando... LO SO!

Saluti Mister T. e se ne torni pure da dove è venuto, grazie.

Miriam
Ciprea || 00:47 || giovedì, 16 aprile 2009
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Per qualche ora amo diventare un’altra, uscire fuori da me… mi calma, mi dà modo di smettere di essere focalizzata su una vita assurda e beh, magari un po’ triste.

La verità è che sono stufa di essere usata, stufa che a causa della mia eccessiva generosità e disponibilità la gente come si sul dire si prenda non la mano ma tutto il braccio…

Che palle… che poi per quanto sono fatta male se poi metto dei paletti mi sento anche in colpa… oltre al danno la beffa.

A volte ci penso, a farmi psicoanalizzare, dico, ma poi lascio stare perché per partito preso odio qualsiasi tipo di strizzacervelli, di qualsiasi livello esso sia… e per un partito che prendo, beh, me lo tengo stretto, ecco…

Però certi miei stati d’animo sono sui generis, questo si, me ne rendo proprio conto… Credo però che non posso far altro che tenermi così come sono, mettere dei paletti e cercare per quanto possibile di non sentirmi poi in colpa.

Amen!

Per questo anche amo trasformarmi… ed il Teatro è l’unico modo che ho per farlo, perche nel quotidiano il mio peggior difetto forse è la trasparenza, difetto proprio perché presente in me in quantità eccessiva. Se salgo su un palcoscenico succede che per due ore non sono più Miriam… ed è come una magia… per due ore vivo un’altra vita: rido, soffro e piango, ma non sono io… però vivo esattamente tutto quello… non è magico?

Nello spettacolo che sto facendo attualmente, il mio personaggio per certi versi non è molto lontano da me… è una principessa bambina, allegra, giocosa… e poi innamorata, atrocemente innamorata… e in nome di questo amore la sua vita finisce drammaticamente. E’ qui che il personaggio è completamente diverso da me: ha un coraggio assurdo e totale che io non ho e non credo avrò mai… Però durante le due ore di spettacolo… divento anche quello! Ed è meraviglioso!

Ieri abbiamo avuto due repliche consecutive, e sarà così anche domani… Manuele dice che non fa parte di me la cattiveria… e credo abbia ragione…  voglio dire, so essere cattiva anche io, solo che succede raramente, quasi mai. Proprio per questo motivo mi viene contestato sin dal mio debutto lo schiaffo che devo dare a Luca nella scena in cui mi molesta, schiaffo che beh, ha sempre avuto le sembianze di una carezza…
Ieri no.

Ieri sono stata cattiva… ed è stato bello percepire che il pubblico, in qual caso fatto di ragazzi ha reagito… ho sentito qualcuno che diceva “brava” o anche “così si fa”… giuro a me stessa che dev’essere così anche domani, per forza… perché ho trovato, finalmente ho trovato come!

Che poi questo fatto del teatro per la prima volta mi fa essere severa con me stessa… Voglio la perfezione, sempre… Se c’è anche solo una piccolezza che non va sto malissimo, e la volta successiva non DEVE esserci… e beh, ci riesco… per la prima volta riesco ad avere disciplina…

Emozione e disciplina… che strano mix, eh?

Altro che strizzacervelli, ancora una volta sono sempre più convinta che a me il Teatro fa da terapia…

E fino a che campo non smetto, ecco!

 

Ciprea || 23:39 || domenica, 08 febbraio 2009
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